what's next?

Quantum Quest


Genere: Film di Animazione
Uscita: Settembre 2009
Ruolo: Jammer (Voce)
Stato: Pre - Produzione
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Lacoste Commercial


Genere: Spot
Info: Girato a Los Angeles il 9-10 Ottobre 2008 (Gallery)
Uscita: 2009

New York, I love you


Ruolo: Ben
Stato: Post Produzione
Uscita prevista: 13 Febbraio 2009 (USA); 17 Settembre 2009 (Germania);
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Bone Deep


Ruolo:Detective
Stato: Post-Produzione
Uscita prevista: 2010
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Beast of Bataan


Ruolo: Avvocato del Generale Homma
Stato: Sconosciuto
Uscita prevista: sconosciuta
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Awake - Anestesia cosciente


(aka Presunta Innocenza)
Titolo Originale: Awake
Ruolo: Clayton Beresford Jr.
Uscito il 14 Novembre 2008
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On DVD



-Decameron Pie - Dal 14 Gennaio 2009 (Noleggio: 11 Dicembre)
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-Factory Girl
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-Jumper
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info

Hayden Christensen Italia
Hosting: altervista.org
Webmistress: Martina
Supporting: Mamiya
Layout: Issues-Inc Designs
On line dal: 21 febbraio 2007
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Factory Girl

Teaser Poster Poster di Dimitri Labarge, vincitore del concorso indetto dalla Weinstein
Titolo: Factory Girl
Genere: Drama, biografia
Regia: George Hickenlooper
Altri interpreti: Sienna Miller; Guy Pearce; Mary Kate Olsen; Jimmy Fallon; Mena Suvari; Tara Summers
Hayden è: Billy Quinn (Musician/Cantante Folk)
Uscito il: 23 novembre 2007
Distribuzione: Moviemax

Trama


L'ambientazione è la New York degli anni sessanta, i favolosi Sixties americani della contestazione giovanile e della guerra in Vietnam. Andy Warhol è il re incontrastato del movimento pop- artistico postmoderno. E come ogni re che si rispetti, anche Warhol ha il suo salotto: è' la "Factory", la fabbrica, dove Warhol concepisce la sua innovativa pop art e dove si riuniscono gli esponenti di quell'innovativa corrente culturale, passando per scrittori, artisti e musicisti in quello che era il moderno salotto della cultura underground newyorkese. E dove un giorno approda Edie Sedgwick. E' il 1965 ed Edie ha 22 anni. Warhol la sceglie, per la sua eleganza, la sua spontaneità, il suo stile, la sua bellezza. La innalza a sua musa e con lei girerà undici film che la renderanno la stella di quel movimento simbolo di una generazione. Stella della Factory. E nella cortina di droga e solitudine che circonda la giovane si insinua Billy Quinn, cantante simbolo della generazione che sta cambiando, l’unico a metterla in guardia da quel mondo di cui lei non riesce a fare a meno. E che finirà per trascinarla dai lustri alla polvere, in una triste evoluzione che porterà la giovane ereditiera a morire d’overdose a soli 28 anni


Links

- Scheda: imdb
- Sito Ufficiale - USA
- Sito Ufficiale - ITA

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From The Official

Factory Girl
Uscita: 23 novembre 2007
Regia: George Hickenlooper
Cast: Sienna Miller, Guy Pearce, Hayden Christensen, Jimmy Fallon, Jack Huston, Armin Amiri, Tara Summers, Mena Suvari
Nazionalità: Usa
Durata: 91 minuti
Genere: Biografia / Drammatico


L'ascesa e del declino di Edie Sedgwick, una delle più grandi icone della cultura pop americana. Sedgwick era considerata una principessa americana, oltre ad essere nata in una famiglia molto ricca dal sangue blu, era anche bellissima e possedeva immenso talento e carisma. Fu in seguito al suo incontro con Andy Warhol, l’antieroe per eccellenza ed esponente della contro-cultura, che la sua vita cambiò radicalmente. Improvvisamente, infatti, Edie si ritrovò al centro di un universo artistico rivoluzionario, intriso di sesso ed eccessi, in una corsa furiosa verso la fama e i suoi fasti, destinata ben presto a sfuggirle dal controllo.

Press & Web

-da FanaticAboutFilms:
"Colori densi, accesi; collage di immagini e suoni. Un uomo che si confessa masticando un chewingum, intravediamo un paio di occhiali neri che non lasciano spiraglio agli occhi. E' Andy Warhol (Guy Pierce), è Factory girl. Un trailer in perfetto stile pop, connubio di riprese e scatti fotografici. Al centro delle immagini lui, il re dell'arte soprannominata pop, per la radice popolare, consacrazione del mito consumistico dell'America post-bellica. Ma il centro della storia è lei, Edie Sedwick (Sienna Miller), musa ispiratrice del genio pubblicitario, figura emblematica di migliaia di scatti e lungometraggi (Chelsea girl). Il film ripercorre la vita della Sedwick, dall'arrivo a New York nel 1965, anno d'incontro con Warhol, fino alla prematura morte a soli 28 anni. Il montaggio frenetico e sincopato del trailer qui è più che mai funzionale, emblematico di una vita condensata in pochi attimi, in un successo sposato a barbiturici e all'alcol. Inserti di giornali ripercorrono le tappe dell'affermazione artistica di un giovane e intraprendente Warhol: Soup can as art? Una zuppa può essere arte? (Si. Può.). La Factory era un luogo di confronto aperto a tutti gli artisti. Frequentata assiduamente da Lou Reed, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Bob Dylan e tanti altri personaggio di spicco dell'America anni 60-70. Un tempio la cui musa ispiratrice era la bella Sedwick, modella e attrice. Il film sembra attribuire la causa della prematura scomparsa della Sedwick alle sue cattive frequentazioni. Nel trailer si nota il turbamento causato dall'incontro con un giovane cantante folk interpretato da Hayden Christensen. E' proprio questo dettaglio ad aver scatenato una bufera legale intorno al film. Bob Dylan, che si è riconosciuto nel personaggio di Christensen, ha infatti minacciato di denunciare i produttori della pellicola sentendosi accusato della morte della Sedwick. Anche Lou Reed ha fatto la sua parte, dichiarando la propria repulsione nei confronti della sceneggiatura. Le polemiche hanno fatto slittare l'uscita del film al 29 dicembre scorso,,

-Da MSN Intrattenimento:
"Ascesa e declino di Edie Sedgwick, icona della cultura pop americana e musa di Andy Warhol. L'abbandono della sua famiglia aristocratica, l'arrivo a New York in pieno fermento culturale della metà degli anni'60, l'incontro con Warhol, il rivoluzionario ambiente della Factory frequentato da artisti, musicisti e uomini di cultura. Fino all'incontro con un musicista, di cui si innamora e che la allontana da quel mondo underground. Dal 23 novembre al cinema,,

-da Cinematical:
"Cinematical: Come avete affrontato la reazione negativa di Bob Dylan a Factory Girl? Vi ha influenzato in qualche modo? CM: No. E questa storia è totalmente gonfiata e falsa. Non ha mai minacciato di querelarci, questo non è assolutamente vero. Bob Dylan non ha mai avuto molto da dire. Il suo legale ha scritto una lettera alla produzione ma non affatto del tipo "Abbiamo intenzione di querelarvi". E ad essere totalmente onesti, prima che il film andasse in produzione ho passato mesi e mesi con un avvocato qui a Los Angeles, seduti a un tavolo a esaminare lo script per essere sicuri che non stesse pestando i piedi a Bob Dylan, e che Dylan non fosse riconoscibile e che fosse un personaggio composito sicuramente basato su Bob Dylan ma anche su altre persone. Ho dovuto esaminare e sterilizzare lo script, ho passato ore a discutere anche i più piccoli particolari. La faccenda di Bob Dylan è stata gonfitata, e non era vera,,

Kataweb; Trovacinema;

- Altri risultati con Google

-da Frequenze Indipendenti:
"Il film di George Hickenlooper racconta l’ascesa e declino di Edie Sedgwick (Sienna Miller), una delle più celebri icone della contro cultura pop americana: l'abbandono di Santa Barbara e della sua famiglia aristocratica, l'arrivo nella New York in pieno fermento culturale della metà degli anni'60, l'incontro con l'eccentrico artista Andy Warhol che la scelse come musa ispiratrice ed interprete di numerosi suoi film, il rivoluzionario ambiente della Factory frequentato da artisti, musicisti e uomini di cultura che catalizzarono le avanguardie artistiche internazionali. Tra questi Edie ebbe una tormentata storia d’amore con Bob Dylan che ora attraverso i suoi avvocati, ha cercato invano di impedire la distribuzione del film nelle sale poiché sembra che venga rimarcata l’accusa di essere uno dei motivi che spinsero Edie nel baratro della droga e della depressione appena venne lasciata dal cantante. Nel film il personaggio di Dylan è chiamato con un altro nome, Danny (Billy nella versione finale, NdW) Quinn, ma chiunque veda la pellicola non ha il minimo dubbio sulla identità dell’amante della modella. Discreta la colonna sonora ma con evidenti lacune. Nelle sale a fine Novembre,,

-da Primissima:
"Factory Girl Il successo e le sue durissime leggi nella vicenda della giovane Edie (Miller) nella New York degli anni 60, quella di Andy Warhol, delle droghe e del Rock. Appena sbarcata nella grande mela viene presa in simpatia da Andy Warhol (Pearce), che la trasforma in una vera icona. All’apice del suo successo si innamora di una grande rock star, ma la sua storia d'amore si scontra con il mondo di Warhol, di cui fa parte. Finirà per essere scaricata da entrambi. Factory Girl (Usa, 2007) Regia di George Hickenlooper Con Sienna Miller, Guy Pearce, Hayden Christensen, Jimmy Fallon, Mary Elizabeth Winstead, Mary-Kate Olsen 90’, Moviemax, drammatico genere: Drammatico data di uscita: 23-11-2007,,

-da Multiplayer:
"[...]Sienna Miller, che assomiglia alla Sedgwick in modo impressionante, fa del suo meglio per rendere Edie, ma resta molto al di là delle sue espressioni fragili e ingenue, che la Miller ‘recita’ e scimmiotta. Warhol è reso macchiettisticamente da Guy Pearce, così come Hayden Christensen ce la mette tutta nel rappresentare la rock star di cui Edie si innamora. Tuttavia si resta alla superficie, con un film incapace di rappresentare efficacemente il conflitto e la difficoltà di comunicazione, in cui Edie si trovò invischiata, tra la contro cultura di Warhol e la rock music, ma con il merito, da parte del regista, di riuscire a ricostruire gli umori e le scene di un’epoca eccessiva, psichedelica, di grande fermento. Dove invece si vuole indagare l’animo e scandagliare il senso di un rapporto, il regista dà l’impressione di non trovare con il suo script un linguaggio di comunicazione adeguato e di affidarsi allora alla scappatoia di immagini sovrapposte, collage, interviste, filmati di repertorio, ritagli di giornale. George Hickenlooper oscilla, senza riuscire a tratti a mantenere l’equilibrio, tra fiction e documentario: non osa di più. Il risultato è confuso e la narrazione procede sfilacciata, senza coinvolgere né emozionare,,

-da TG COM:
"FACTORY GIRL di George Hitkenlooper La pellicola narra, dell’ascesa e del declino di Edie Sedgwick, divenuta una delle più grandi icone della cultura pop americana. Sedgwick era considerata una principessa americana, oltre ad essere nata in una famiglia molto ricca dal sangue blu, era anche bellissima e possedeva immenso talento e carisma. Fu in seguito al suo incontro con Andy Warhol, l’antieroe per eccellenza ed esponente della contro-cultura, che la sua vita cambiò radicalmente. Improvvisamente, infatti, Edie si ritrovò al centro di un universo artistico rivoluzionario, intriso di sesso ed eccessi, in una corsa furiosa verso la fama e i suoi fasti, destinata ben presto a sfuggirle dal controllo. Edie (Sienna Miller) irrompe nel caos della New York della metà degli anni ’60 ed è qui che incontra Andy Warhol (Guy Pearce), il quale intravede nella selvaggia vulnerabilità della giovane uno degli ingredienti perfetti per trasformarla in una musa irresistibile. Andy invita Edie ad entrare nel mondo della Factory, ex fabbrica di cappelli della città, che lui stesso ha trasformato in un paradiso bohemien di creatività. Qui, un’accozzaglia di musicisti, artisti, attori, poeti e disadattati, si riunisce allo scopo di creare arte, girando film underground di giorno e dando party glamour che durano tutta la notte. Edie ben presto diventa la stella dei film di Warhol, oltre che l’idolo della Factory e la beniamina dei media. All’apice del suo successo si innamora di una grande rock star (Hayden Christensen). Ma nel momento in cui Edie si trova stretta tra il mondo effimero e sensuale di Warhol e l’uomo che ama, finisce con l’essere respinta da entrambi e, ancora una volta, alla deriva...,,

-da Zabriskie:
"Biografia filmica più o meno romanzata di Edie Sedgwick (Sienna Miller), artista e musa ispiratrice di Andy Warhol (Guy Pearce) che nella seconda metà degli anni sessanta la inglobò nella celeberrima factory, rendendola una superstar per poco più dei canonici quindici minuti. Per poi abbandonarla, senza troppe cerimonie, al suo triste destino di "povera ragazza ricca". Sembra che le attrici pretendenti al ruolo di Edie Sedgwick fossero parecchie, e non stentiamo a crederlo, visto che sempre più spesso si leva anche da Hollywood il lamento sulla carenza di bei ruoli femminili da portare sul grande schermo. E il personaggio di Edie risponde, almeno sulla carta, alle esigenze di ruolo ideale: bella, libera, travolgente, disarmante e ricchissima, eppure tragica e infelice (non riveliamo nulla che non si sappia già: morirà a soli ventotto anni per un'overdose su cui grava il sospetto del suicidio). Alla fine la prescelta è stata la ventiseienne Sienna Miller, che ha dalla sua anche una discreta somiglianza con l'originale. Per un'ora e mezzo Sienna/Edie si agita, urla, canta, ride, soffre, ama e si dispera davanti alla macchina da presa che la insegue senza pietà, tra New York e Parigi, tra un film e un vernissage, dal lusso più insolente all'ultimo stadio della dignità umana. Ma tutto ciò non basta, purtroppo, a risollevare le sorti di un film che Lou Reed ha definito come una delle cose più brutte mai viste in vita sua (aggiungendo un per niente politicamente corretto "È scritto da un ritardato analfabeta"). Bob Dylan, dal canto suo, si è affrettato a far cancellare ogni riferimento a se stesso dal film, perché appariva come causa rilevante del tracollo fisico/emotivo/economico della povera Edie. Così al nome di Hayden Christensen è associato il vago personaggio "un musicista", ma le minuziose caratterizzazioni lasciano davvero pochi dubbi. Polverone pubblicitario o verità? Certo è che qualcosa non funziona nella trasposizione cinematografica della favola tragica della bella ereditiera. Spesso i personaggi sono esageratamente sopra le righe, a partire dall'Andy Warhol di Pearce, ma sono forse i tentativi di ricostruzione di ambienti e circostanze a lasciare alquanto indifferenti: la caratterizzazione della Factory si ferma a un grande ambiente confuso con la costante di coppie più o meno variegate che si dedicano all'arte amorosa a costellare ogni inquadratura (come i salami nelle vignette di Jacovitti). E molto poco dicono i "dietro le quinte" di celebri opere warholiane (Vinyl, Horse): mostrano, nient'altro. E appoggiarsi a una fotografia in finto stile d'epoca e a qualche vacillamento di macchina a volte non basta a ricostruire un'atmosfera,,

-da FilmUp:
"Factory girl Truman Capote la definì magnetica, eterea, smarrita e che quando muoveva ogni parte del suo corpo saresti stato a guardarla per ore, con quegli occhioni intensi e scuri come due tazzine di caffè. Classe 1943, l’ereditiera Edie Sedgwick irruppe nel caos della New York della metà degli Anni Sessanta, divenendo una delle più grandi icone della cultura pop americana, grazie soprattutto all’incontro con l’anti-eroe controcorrente Andy Warhol, il quale, intravedendo nella sua selvaggia vulnerabilità uno degli ingredienti perfetti per farne una musa irresistibile, la invitò ad entrare nel mondo della Factory, ex fabbrica di cappelli da lui stesso trasformata in un paradiso bohemien di creatività. E, supportato dalle convincenti prove dei due attori protagonisti Sienna Miller (“Casanova”) e Guy Pearce (“Memento”), il regista George Hickenlooper, autore, tra l’altro, di “Viaggio all’inferno” (1991, escursione dietro le quinte di “Apocalypse now”), ripercorre il tanto colorato quanto squallido periodo di frequentazione tra la donna, uno dei cui miti era l’attrice Audrey Hepburn, e l’artista capace di rendere icone degli oggetti comuni e di trasformare una faccia seria in una serie di facce. Infatti, mentre sullo schermo sfilano anche i volti di Hayden Christensen (“Star wars episodio 3: La vendetta dei Sith”), Mena Suvari (“American beauty”), Jimmy Fallon (“L’amore in gioco”) e Illeana Douglas (“Grace of my heart-La grazia nel cuore”), tra riproduzioni di nastri di archivio, fotografie, interviste trascritte, screen test e scene originali delle pellicole di Warhol, uno dei momenti più interessanti del lungometraggio risulta essere quello in cui l’uomo, convinto che chiunque desiderasse di essere famoso e contento del fatto che il suo lavoro veniva considerato soltanto pornografia dai critici, spiega gli stratagemmi – tipicamente godardiani – atti a rendere consapevole lo spettatore di trovarsi dinanzi ad una finzione durante la visione di un film. Per il resto, è una splendida e nutritissima colonna sonora di vecchi hit – si spazia da “Nowhere to run” di Martha Reeves & The Vandellas a “Psychotic reaction” dei Count five, passando per “Bama Lama Bama Loo” di Little Richard – a commentare le sgranate immagini di circa 90 minuti di visione (ma pare che esista anche una versione unrated di 99) che, pur rappresentando una ricostruzione di celluloide di una vita realmente vissuta, lasciano tranquillamente intuire la presenza dietro la macchina da presa di un individuo che ha avuto più volte a che fare con il genere documentario. Quindi, vedibile e niente più,,

-da DelCinema:
"[...]Edie si illude di trovare l’amore in una rock star che viene prudentemente chiamata "il cantante" (Bob Dylan ha minacciato cause legali), e questo è un aspetto meno noto della breve vita della protagonista. La parte che più convince nella ricostruzione di questa biografia è proprio la capacità di muoversi tra avvenimenti che crediamo sufficientemente noti ma qui visti con un occhio attento, rigoroso, affettuoso, capace di ricreare le atmosfere intraviste nei Super 8 dello stesso Warhol, con una colonna sonora adeguata e ricca, e un’interpretazione di Sienna Miller che ci fa innamorare del suo personaggio e brindare alla sua anarchia,,

-da Cinema4Stelle:
"[...]La Factory è una pedana su cui Edie si sente a sua agio recitando benissimo la sua vita estrema. Pedana instabile, però, che scricchiola quando la star conosce Bob Dylan (interpretato da Hayden Christensen ma mai nominato esplicitamente) di cui si innamorerà perdutamente. La loro storia sarà breve e intensa, così come la celebrità di Edie che morirà, insieme al suo corpo, nel 1971 quando tutti le avranno girato le spalle. Gli attori sono tutti bravissimi e magistrale è la regia di George Hickenlooper. Tuttavia, per quanto sia attenta la cura dei particolari e forte l’esigenza di afferrare l’estetica wahroliana, il film risulta, da un punto di vista narrativo, piuttosto fragile e confuso. Potente nelle immagini e nei colori; povero nella sceneggiatura,,

-da Cinematografo:
""Warhol cercava la sua musa, Edie lo divenne per soli 15 minuti". E' il claim di Factory Girl, e concordiamo appieno. Ma c'è un problema: 15 minuti di celebrità giustificano 91 minuti di biopic? Risposta negativa. Almeno per la Edie Sedgwick che esce dalla biografia audiovisiva di Hickenlooper (già apprezzato per il making of di Apocalypse Now, Viaggio all'inferno, e per il "biodoc" su Rodney Bingenheimer, Mayor of the Sunset Strip): una starlette senza arte né parte, scema se non ingenua, passiva e stolida, cortigiana asessuata più che musa creativa. Poor Little Rich Girl Edie, che abbandona la natia Santa Barbara, un padre molestatore e due fratelli morti, per recarsi nel sottobosco underground di New York a metà anni '60, dove incontra Warhol, recita nei suoi film e ne diviene la Superstar, fino all'arrivo di Ingrid. A farla cadere in disgrazia presso il guru della Pop Art sarà Bob Dylan. Fatto mai documentato, nei credits il menestrello - nel film in versione snob - è indicato quale "folker": Dylan ha chiesto e ottenuto l’eliminazione di ogni riferimento alla sua persona, non ha concesso brani per lo score, e l'attore che lo interpreta, Hayden "Skywalker" Christensen, somiglia più a Tim Buckley. Poco male, anzi malissimo: questa suggestione fluttuante, ovvero debolissima, toglie ulteriore verve e interesse a una storia che è già finita prima ancora di iniziare. Non bastano a dar brio una Miller richiamata dalla produzione, che l'aveva scartata, dopo il clamore mediatico per la sua rottura con Jude Law - non disprezzabile, soprattutto quando poco vestita, e Guy Pearce, protagonista di metamorfosi e mimesi straordinarie per dare volto macchiato, movenze, tic e cadenza (in versione originale) a Warhol, con un'interpretazione che rivaleggia in bravura con il Truman Capote di Philip Seymour Hoffman (A sangue freddo) e Toby Jones (Infamous),,

-da Cinemalia:
"[...]Andy la vede e se ne innamora e non conoscendo il suo reale impatto sulla fragile psiche della sprovveduta ereditiera, la rende una star. L’unico suo amore, un musicista che è famoso per la sua spiccata capacità critica e per il fatto di non amare i leaders, pare capire fin troppo bene il rischio che lei corre, e tenta di metterla in guardia circa il pericolo di farsi risucchiare. Ora potrebbe anche darsi che le cose stessero così, ma pare sinceramente poco credibile il modo in cui la storia ci viene raccontata. La caratterizzazione dei personaggi sfiora la calunnia e lo spessore di tutti i protagonisti è meno consistente di quello di una velina. La New York dei sessanta è una convincente ambientazione per la corruzione morale, ma per corrompere un’anima bisogna che questa esista. Edie ci viene dipinta come una foglia al vento, verginella, frigida e pure fuori contatto con lo spirito godereccio dell’epoca. Il suo incontro col musicista, un Dylan assai annacquato che se non avessimo visto la versione che ne dà Todd Haynes potremmo anche odiare a prima vista, con due soli sguardi la scongela e se la porta a letto, per poi piantarla quando lei si mostra poco propensa a mettere in discussione il suo stile di vita. E per finire c’è la più vacua tra le incarnazioni di Warhol che il cinema possa vantare, un tale sonnolento esempio di cattiva interpretazione da dare l’idea che lui fosse del tutto sopravvalutato, allora come oggi. Detto questo ci pare doveroso ricordare che la strabiliante prova di Michelle Williams nella parte di Edie nel film Io non sono qui e l’immagine che di Dylan dà la stessa pellicola, possono porre rimedio allo scempio operato ai danni della povera Edie e del suo ex ragazzo, da qualcuno che evidentemente privilegia i pettegolezzi a discapito di una bella storia e una buona caratterizzazione dei personaggi,,

-da Cinemblog:
"La giovanissima Edie Sedgwick (Sienna Miller), ricca ereditiera con gravi problemi familiari alle spalle ed un passato in una casa di cura, arriva a New York piena di sogni e di speranze. Qui incontra Andy Warhol (Guy Pearce) ed è all’istante perfetta sintonia. I due iniziano a collaborare insieme, Edie diventa la musa di Andy e gira con lui alcuni film rivoluzionando tutta la Factory e lo star system dell’epoca. Ma la fama dura poco (giusto quei famosi 15 minuti) poichè un giorno Edie incontra una rockstar (Hayden Christensen) e si innamora perdutamente rompendo quel fragile equilibrio che si era instaurato con Warhol. Vulnerabile e fragile, Edie si ritrova sola lasciata anche dal suo nuovo amore, senza un soldo e tossicodipendente… Prima di tutto: la rockstar nel film viene chiamata Billy ma si tratta palesemente di Bob Dylan e questo ha portato a rimostranze da parte del cantante, naturalmente non si sa dove stia la verità tanto che in certi punti Factory Girl sfiora l’agiografia e Edie viene descritta spesso come la vittima di turno,,

-da Sentieri Selvaggi:
"[...]Factory Girl vorrebbe essere entrambe le cose: un po’ troppo, per un film solo. Hickenlooper affonda le mani nella New York anni sessanta, quella delle arti, dei movimenti e degli eccessi, limitandosi però a rappresentarne l’epidermide: la ricostruzione è certosina, il mimetismo degli attori (soprattutto Guy Pearce e Sienna Miller) notevole nonostante il doppiaggio, ma il film rimane il ritratto tutto di superficie di un personaggio che avrebbe meritato ben di più. Della bella e tormentata Edie Sedgwick non emerge nulla, se non il desiderio di approfondire privatamente chi e che cosa fosse: il rapporto tra lei e Warhol viene ridotto a pura e semplice gelosia del secondo per un cantastorie di passaggio, e pure sulla verosimiglianza di molte situazioni ci sarebbe da discutere (al punto che Bob Dylan ha minacciato procedimenti legali se la produzione non avesse tolto il suo nome dal personaggio, interpretato da Hayden Christensen). La confezione, poi, è di quelle da manuale per i primi della classe (immagini sgranate, offuscate, nervose, e non manca neppure lo split screen); il momento più commovente arriva sullo scorrere dei titoli di coda, quando i parenti e amici ancora in vita parlano della vera Edie: ma allora il film a che serve?,,

-da iCine:
"[...]"Factory Girl" è un film che non coinvolge e ancor meno travolge, costruito in una successione di scene brevi (nonché troppe, se si considera che il film dura solo 90 minuti) in cui si ha la sensazione che non accada mai nulla. Un film che soprattutto non riesce a creare alcuna empatia con i protagonisti: con la stessa Edie, che ritroviamo "persa" in questa crisi da cieca affabulazione senza capire come e perché, e ancor meno con Andy Warhol, talmente appiattito che sembra uscito diettamente da una sua serigrafia (interpretato tra l'altro da un Guy Pearce dalla faccia troppo occidentale per sembrare credibile nel ruolo di un discendente slovacco, e senza alcuna vena di follia nello sguardo). "Factory Girl" spreca l'occasione di raccontare (e riscattare) un personaggio dalle potenzialità altissime. E soprattutto spreca l'intepretazione impeccabile di Sienna Miller, che con la sua bellezza buca lo schermo e che supportata da una struttura adeguata avrebbe davvero spiccato il volo,,

-da Spazio Film:
"[...]Difficile esplorare la personalità di Edie Sedgwick e raccontarne gli anni di vita a N.Y. nella Factory di Andy Warhol: difficile perché la fragilità emotiva e psicologica di una ragazza di buona famiglia - segnata da grandi dolori, da una madre affettuosa e da un padre molestatore - poteva generrare un film eccessivamente patetico. Ma così non è stato. Simile a un documentario dell’epoca (con tanto di immagine sgranata), e arricchito da inserti di film originali di Warhol, Factory Girl è sostanzialmente un biopic che tenta di affrontare la pop art newyorkese, lasciando solo intuire l’atmosfera controculturale della New York anni Sessanta. Il film di George Hickenlooper nasce da un’attenta ricerca, e ha il pregio di curare i dettagli di ambientazione, trucco e costumi con meticolosità, seppure per il resto annaspi nella ricerca di una direzione precisa. Indubbiamente il fermento artistico e la rivoluzione che trasformò qualsiasi oggetto in un’icona non può mancare nella pellicola, ma tutto sommato si tratta di elementi accessori; Factory Girl, infatti, si concentra sul rapporto fra Andy Warhol e Edie. I due si incontrano, si riconoscono, si cercano, sembrano non poter fare a meno l’uno dell’altra, fino a quando la simbiosi si frantuma, e Edie Sedgwick s'innamora de “il cantante”, un musicista che pare essere proprio Bob Dylan, sebbene non sia mai nominato (Dylan ha minacciato di querela per qualsiasi riferimento). La ragazza precipita così nel buio dell’anima, Warhol la allontana da sé e la droga fa il resto[...],,

-da TGMOnline:
"[...]Dylan, interpretato da Hayden Christensen, non ne esce affatto male, come la sua dichiarata disapprovazione al film faceva intendere. Dopo una breve anche se appassionata storia d’amore con Edie, quando si rende conto di quanto la ragazza sia dipendente (anche da droghe) e risucchiata nel gorgo della Factory, semplicemente la molla. Con cinismo, forse, con durezza, ma con realismo giustificato. Lui era uno che aveva davvero qualcosa da dire al mondo. Confezione elegante e stilosa, fotografia desaturata, sgranata e riprese documentaristiche, accurata ambientazione d’epoca, scelta di musiche raffinata e poco commerciale, per una biografia che interesserà sicuramente gli addetti ai lavori e gli appassionati di quel periodo, ricco comunque di personaggi che hanno lasciato un segno. Tutta la vicenda lascia però fondamentalmente freddi come in genere le storie in cui “era già tutto previsto”[...],,

-da QBR Magazine:
"[...] Edie fu per anni la musa indiscussa di Warhol, e Warhol fece di lei una grande star, osannata da riviste come Vogue e Life, in un rapporto di interscambio che giunse al termine solo quando lei si legò ad un altro uomo ed artista, Bob Dylan (nel film indicato solo come il Musicista) interpretato da Hayden Christensen (il protagonista degli ultimi due episodi di Star Wars)[...],,

-da Il Foglio:
"Un altro Bob Dylan transita sugli schermi, dopo i sei che approssimavano la rock star in "Io non sono qui" di Todd Haynes (senz'altro agli antipodi del biopic hollywoodiano finora conosciuto, come ha scritto il critico del New York Times: ma da questo al film riuscito la distanza è lunga). Dotato di armonica a bocca, riccioletti, e moto rombante che finisce giù dal pontile, per mostrare distacco dalla celebrità e dalla ricchezza, in "Factory Girl" si chiama semplicemente "il musicista". Gli avvocati della rockstar lo hanno infallibilmente riconosciuto, lo scorso dicembre, cercando senza successo di bloccare la pellicola, che suggerisce una love story finita male con Edie Sedgwick, musa di Andy Warhol[...],,

-da Liberazione:
"L'effimera notorietà di Edie Sedgwick, che si pronuncia Idii, nel breve volgere di un annetto (marzo '65-febbraio '66) quando da ragazzina anoressica, e di ricca famiglia californiana, compie il salto di qualità diventando Superstar, l'icona del carrozzone di Andy Warhol. In Factory girl di George Hickenlooper (il 43enne autore nel '91 di un documentario sulla lavorazione di Apocalypse now ) Warhol è un vampiro succhiasangue, artefice totalizzante dell'ascesa e del declino di Edie, che si fa fragile tassello di un'infinita corte dei miracoli, la Factory, di cui l'unico beneficiario rimase soltanto Warhol. Più i comprimari si avvicinavano al sole, più venivano bruciacchiati. Edie l'ha vissuta così: malissimo, imbottita di eroina, barbiturici ed alcool, fino allo spegnimento immediato della luce[...],,

-da Il Manifesto:
"[...] In nome del moralismo dei nostri tempi, Sedgwick, in tutto il suo glamour (per la cui sublime, perfetta, vuotezza Hickenlooper non ha il minimo di fascinazione) è più che altro una vittima della superficialità della sua classe sociale, del sadismo di Warhol e del disinteresse del fantomatico «musicista», che le spezza il cuore e così facendo la spinge sempre di più verso la droga. La ragione di vedere il film si restringe dunque all'interpretazione di Sienna Miller, che «attacca» il personaggio con le unghie e con i denti - forse anche perché pure lei è considerata più che altro un'icona di stile. Anche se non ha la voce di Sedgwick e la sua naturalezza upper class, Miller dà al personaggio una vulnerabilità e un'empatia che trascendono questo inutile pasticcio,,

-da Il Giornale:
"Bella ereditiera (Sienna Miller) brucia la giovane vita alla corte di Andy Wahrol (Guy Pearce). Ecco Factory Girl di George Hickenlooper, dove le miserie - incesto col padre, connivente la madre; morte del fratello; ricovero in manicomio, tossicomania - di una ragazza ricca sono narrate come grandezze di un martirio. Wahrol è già stato personaggio marginale d'altri film: di quello su Truman Capote, che l'ammirò, e di quello su Valerie Solanas, che gli sparò. Factory Girl è su Edie Sedgwick, che ne morì. All'epoca l'ereditiera era legata a Bob Dylan (indicato genericamente come un cantautore e interpretato da Hayden Christensen). Nonostante la professionalità della Miller (più nuda di quanto si offrano di solito le attrici americane) e Pearce, le storie di persone nate con tutto e morte con niente sono fra le meno coinvolgenti.[...],,

-da Corriere della Sera:
"Due Truman Capote, quindi due Andy Warhol. Dopo David Bowie in Basquiat, il bravo Guy Pearce si mimetizza nel trucco del santone della cultura pop gay newyorkese ' 60. Per narrare ancora una volta, senza sentimento né verità alcuna, solo con manierismi, il cinismo della sua sfera affettiva di cui resta vittima la ragazza bene Edie Sedgwick, astro della «factory», sua confidente, amica di un rockettaro che sembra Bob Dylan ma non si dice: finisce vittima di overdose di droga ma anche di finta vita. Tutto quello che avreste voluto sapere sul mondo radical chic scandaloso del re dell' arte omologata Campbell & Marilyn lo sapete già e il bio-film di George Hickenlooper ripete la lezioncina, citando la Audrey da Tiffany, senza dar giudizi, sfogliando l' album mondano della Grande Mela ma senza alcuna fiamma. Sienna Miller si danna l' anima dilapidando fortune, Christensen ci fa sentire il suono della chitarra. Voto 4,5,,

-da La Repubblica:
"[...]Nella ricostruzione più o meno attendibile, la vicenda passa attraverso tutta la serie dei luoghi obbligati, dall'ascesa di Edie come superstar dell'underground al suo amore infelice per un divo del rock, dall'abuso di "speed" e droghe assortire al tradimento del pigmalione Warhol, caricaturale nella sua gay-attitude ed eletto a "cattivo" di questa favola nera[...],,

-da Corriere della Sera Magazine:
"Anche se Andy Warhol fosse un'isterica checca, odiosa, invidiosa, vendicativa? Anche se la Factory fosse un loft tutto foderato di carta argentata, pieno di gente strafatta (come sostiene Sienna Miller)? Non cambia niente! Non cambia il giudizio ormai storico sull'artistar della pop art. Warhol è il Raffaello della società di massa americana che ha dato classicità all'oggetto di consumo, sfidando la popolarità hollywoodiana degli attori e quella sportiva dei giocatori di baseball,' disegnando banane per le copertine dei dischi dei Velvet Underground, facendo ritratti su commissione (più ai ricchi che ai poveri), andando per atelier di moda anziché per musei e girando film. Con la Factory ha creato un nuovo soggetto - l'artista collettivo -, una catena di montaggio creativo che ha comunque bisogno della griffe: la sua firma. La maldicenza è sempre stata un venticello: Botticelli omosessuale, Michelangelo avaro e violento con i suoi assistenti, Caravaggio assassino e baro, Schiele incestuoso, Dali impotente. L'artista è un errore biologico rispetto all'opera. I:opera resta e l'artista scompare. Intorno a Warhol, vissuto sempre sotto i riflettori, spunta l'invidia dei cosiddetti compagni di strada, scoloriti e frustrati, vissuti invece sempre a luci spente,,

-da Opinione:
"[...]Il film “Factory girl” diretto da George Hickenlooper e interpretato da Sienna Miller, Guty Pearce e Hayden Christensen, nonostante il solito doppiaggio e adattamento cagnesco in italiano, rappresenta un documento sulla vita degli anni ’60, e segnatamente su quella del mondo culturale che ruotava intorno a Andy Warhol. La storia drammatica di Edie Sedgwick, questa musa che bruciò per i soliti fatidici 15 minuti di fama propria insidiando persino quella di Warhol, è tutta riassunta nella citazione iniziale che appartiene invece a una sopravvissuta di quegli anni della Factory: la modella Ultraviolet. Il milieu è sempre lo stesso: finta trasgressione fatta di sesso, droga e rock’n’roll. Ma stavolta i caratteri sono molto più delineati. Come quello di Bob Dylan che avrà una liaison con la modella di Warhol che proveniva da una famiglia tanto ricca quanto marcia. Nei suoi ricordi infantili rievocati con l’Lsd sotto la sorveglianza di uno psichiatra c’è anche un fratello suicida e un ricovero in clinica psichiatrica voluto dal padre padrone che la violentava [...],,

Extra

- Il personaggio di Hayden doveva in origine essere ufficialmente Bob Dylan, ma per una questione di diritti d’immagine la sceneggiatura fu modificata e il ruolo di Hayden creato ispirandosi a più icone pop dell’epoca.

- il 21 febbraio 2007 è stato reso noto il vincitore del concorso indetto dalla Weinstein Co. per il nuovo poster del film: è Dimitri Labarge, di Nashville (TN)

-su Amazon.com è possibile prenotare il DVD in uscita negli USA il 17 luglio: ATTENZIONE - I DVD USA SONO MARCHIATI "REGIONE 1" E PER POTERLI VEDERE è NECESSARIO DISPORRE DI UN APPOSITO LETTORE.

- Il film ha incassato in Italia, nel weekend di apertura, 69,000€ (Fonte)

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"Lo stile di vita
ha molto a che fare con quanto
spesso finisci sui
giornali scandalistici.
Daniel Day Lewis è andato
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a fare il calzolaio.
Io sono uscito
e ho comprato dei veicoli
per un cantiere,,
enRoute Magazine, 2007


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